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CoachMag n.89 – Quando il Coach entra in Azienda: come creare equilibrio tra benessere, performance e risultati

Carissimi Lettori,

c’è una parola che negli ultimi anni è entrata con una forza straordinaria nel vocabolario delle aziende: benessere.

La troviamo nei programmi HR, nei progetti di welfare, nelle convention, nelle dichiarazioni sulla cultura organizzativa. E naturalmente la troviamo nei percorsi di Coaching.

È una buona notizia.

Ma c’è una domanda che, come professionisti, abbiamo il dovere di porci: quanto di quel benessere è reale?

Perché mentre chiediamo alle persone di stare bene, continuiamo a chiedere loro di andare più veloci.

Di adattarsi a cambiamenti sempre più frequenti. Di gestire quantità crescenti di informazioni, responsabilità e pressione.

Ed è esattamente dentro questa apparente contraddizione che entra il Coach.

Abbiamo scelto di dedicare il Focus di questo numero di CoachMag a “Quando il Coach entra in Azienda” perché credo che il Coaching organizzativo stia attraversando una fase di grande maturità.

Non dobbiamo più dimostrare che il Coaching possa essere utile alle aziende. Oggi dobbiamo interrogarci su come vogliamo che lo sia.

Un Coach chiamato a lavorare con un manager, un team o un leader non entra mai davvero in relazione soltanto con quella persona. Entra in un sistema fatto di obiettivi, cultura, dinamiche di potere, aspettative e modalità spesso sedimentate nel tempo.

E questo cambia profondamente il nostro lavoro.

Perché possiamo aiutare un manager a gestire meglio lo stress. Ma se quell’organizzazione continua a produrre sistematicamente condizioni che generano stress, abbiamo davvero risolto il problema?

Possiamo allenare resilienza, capacità decisionale e gestione delle emozioni. Ma esiste un punto oltre il quale continuare a chiedere alla persona di adattarsi significa smettere di interrogare il sistema che le sta chiedendo quell’adattamento.

È una delle questioni più interessanti affrontate nelle pagine che state per leggere.

Parliamo infatti di Performance Debt, quel debito psicologico che si accumula quando la richiesta di risultati supera progressivamente la capacità delle persone di recuperare energie, senso e controllo. 

Un debito invisibile nei bilanci e nei KPI, ma capace di presentare prima o poi un conto molto concreto alle organizzazioni.

E allora il tema del benessere smette di essere accessorio.

Diventa un tema di business.

Questo numero attraversa proprio quel territorio nel quale persona e organizzazione non possono più essere considerate due realtà separate. Parliamo di sistemi, leadership, Intelligenza Emotiva, Neuroscienze, PNL e strumenti capaci di rendere osservabili e persino misurabili dimensioni che per molto tempo abbiamo considerato troppo soggettive per entrare nelle metriche aziendali.

Perché il futuro del Coaching in Azienda, a mio parere, passerà anche da qui: dalla capacità di dimostrare che prendersi cura delle persone e perseguire risultati non sono due direzioni opposte.

La vera sfida è costruire organizzazioni nelle quali le persone possano ottenere risultati senza consumarsi per produrli.

Possiamo continuare a chiederci quanto velocemente possiamo andare.

Oppure possiamo cominciare a domandarci quanto lontano possiamo arrivare, senza perdere le persone lungo il percorso.

img-4Buona lettura e buona evoluzione
Dal Vostro Direttore
Natascia Pane

 

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